interviste e conversazioni

interviste e conversazioni

dal 13 dicembre 2009

al 17 aprile 2024

 

 

 

uno

l’ultima del gran pignolo: “lancio una colletta per chiudere il corriere” 

il giornale 13 dicembre 2009 

stefano  lorenzetto  

per la rubrica ‘tipi italiani’

 

mauro della porta raffo: 

“troppi errori! 

studierò col mio notaio i dettagli della sottoscrizione. 

vado a dare la mano nelle piazze: sono a sei strette da napoleone”

 

di sé dice che è nato a roma nel 1944, “il 17 aprile, lo stesso giorno di nostro signore gesù cristo, se vuole posso documentarglielo”.

in circa mezzo secolo di vita, aggiunge, la storica farmacia maretti di varese gli ha venduto cinquantunomila  cibalgine , perciò lo esonero dall’onere della prova. 

gran testa, il gran pignolo. 

l’unica della quale ci si possa fidare anche quando è offuscata dall’emicrania con o senza aura.

poiché l’intervista avviene di lunedì, stamane all’alba mauro maria romano della porta rodiani carrara raffo  dandi   gangalandi  savelli era in preda alla più cupa disperazione. 

“il parrucchiere è chiuso, dovrò radermi da solo con la lametta, mi scorticherò, sarà un bagno di sangue”, mi aveva preannunciato inquieto il giorno prima. 

di norma il rito quotidiano, dalle 9.15 alle 9.45, è affidato ai barbieri angelo, vito o cristina, nel salone di via carrobbio, “la ragazza ha imparato così bene che due anni fa, per festeggiare la sua conquistata abilità, ho invitato tutt’e tre a pranzo nel ristorante lago maggiore, lo stesso dove portavo giovanni malagodi, segretario del pli il quale fra una portata e l’altra cercava di vendere al proprietario il vino prodotto nella sua tenuta senese”.

le giornate di mauro ecc. della porta ecc. raffo ecc. – di qui in avanti solo  mdpr  per evitare il disboscamento dell’amazzonia – cominciano alle 6.30, quando scende di casa ancora in pigiama, d’inverno col cappotto e d’estate con l’impermeabile, e va all’edicola di piazza monte grappa ad acquistare prealpina, corriere della sera, giornale, repubblica, stampa, foglio. 

“poi risalgo, metto su una pentola di tè e comincio…”.

che cosa cominci a fare, ormai è noto: caccia all’errore, lettura critica, dissezione, sevizia, chiamatela un po’ come vi pare. 

dopo che s’è fatto sbarbare, la scuoiatura dei giornalisti prosegue nel suo pied-à-terre dalle parti di piazzetta liala, dal momento che persino la moglie, per quanto comprensiva, preferisce non averlo fra i piedi.

a portare alla luce il mostro fu l’ostetrico giuliano ferrara. 

“nel 1996, appena uscito il foglio”, racconta  mdpr , “cominciai a mandargli via fax correzioni quotidiane degli strafalcioni che mi capitava di leggere. 

l’elefantino le pubblicava puntualmente. 

a un certo punto, più niente. 

allora gli spedii una lunghissima lettera, dandogli dell’ignorante. 

l’indomani me la ritrovai in pagina, con una postilla: 

‘lei merita una rubrica. 

ci sta?’”

era nata ‘pignolerie’. 

per fortuna da sei mesi fra i due è ridisceso il gelo, così la categoria degli scribi può tirare il fiato.

il gran pignolo s’è un po’ stufato di fare solo le pulci ai gazzettieri. 

complice non so quale corbelleria scritta da paolo valentino, corrispondente del corriere da washington, a proposito del pugile nero jack johnson, ha deciso di andare oltre: 

“ho inviato un sms di fuoco al direttore, ferruccio de  bortoli . 

mi ha telefonato affranto: 

‘che cosa abbiamo combinato stavolta?’

gli ho annunciato che lancerò una raccolta di fondi per comprare il corriere allo scopo di chiuderlo. 

è tentato anche lui di aderire alla pubblica sottoscrizione. 

lo capisco, pover’uomo. 

devo andare dal notaio franca  bellorini  per formalizzare i dettagli tecnici. 

non se ne può più di tutti questi errori”.

prima d’accendersi di passione per la carta stampata,  mdpr  si occupava soltanto di carte da gioco. 

imbattibile a pinella, era di casa al caffè zamberletti, dove ha avuto per maestro lo scrittore piero chiara. 

“mi portava in giro per casinò. 

da lui ho imparato molte cose anche sul gentil sesso, ma di questo non parlo”. 

‘il piatto piange’ resta il vangelo del gran pignolo, che ama definirsi così: 

“mi colloco a sei strette di mano da napoleone. 

ho infatti stretto la destra a enzo pifferi che l’ha stretta a  charlton   heston  che l’ha stretta a orson welles che l’ha stretta a sarah  bernhardt  che l’ha stretta a madame george, alias  marguerite-joséphine   wiemer , una delle amanti di napoleone, e, per conseguenza, chiunque altro abbia stretto o in futuro stringa la mia mano si colloca a sette strette dal grande corso”. 

adesso vuol effettuare per beneficenza un giro in diverse piazze italiane, nel corso del quale i passanti, previo versamento di un obolo, potranno farsi fotografare mentre  mdpr  e per conseguenza napoleone, stringe loro la mano. 

“ jas   gawronski  mi ha detto che è un’eccellente idea”.

senta, cominciamo dalle sue sterminate generalità. 

mauro.

“era uno scialacquatore amico di mio padre. 

io ho preso da lui. 

del resto ogni due o tre generazioni è prassi, nella famiglia di mia madre, sposarsi con un’ereditiera, rimpinguare il patrimonio e dilapidarlo”.

maria.“siamo  tutti figli di maria”.

romano.“terzo  nome di battesimo”.

della porta.

“della porta rodiani carrara sono i cognomi della mamma”.

raffo.

“l’unico che ho preso da papà. 

era direttore dell’ente provinciale per il t urismo. 

quando avevo due anni, si fece trasferire da catania a varese per far contenta mia madre, che odiava il clima della sicilia. 

siamo romani da diecimila anni”.

dandi   gangalandi  savelli.

“un mio zio dice che il titolo è passato a una famiglia fiorentina. 

boh, io so che sulla carta d’identità ho un nome e quattro cognomi. 

comunque i della porta discendono dai savelli, che diedero alla chiesa due papi, onorio iii e onorio iv”.   è riuscito a oziare per tutta la vita.

“non è vero. 

qui a varese pensano che il lavoro sia solo quello fatto con le mani. 

a  ventitre  anni ero  già direttore dell’azienda di s oggiorno e quindi facevo lavorare gli altri, ovvio. 

laureato in giurisprudenza, complice mio suocero, che era agente della reale mutua assicurazioni, sono stato costretto a occuparmi di sinistri per tre anni. 

un’esperienza abominevole. 

nel 1978 ho detto basta e sono diventato giocatore di carte professionista. 

di nascosto”.

nelle bische clandestine?

“ma no, di nascosto da mia moglie. 

le dissi che ero agente immobiliare. 

uscivo di casa la mattina, andavo in via silvestro  sanvito , nascondevo l’auto e giocavo a pinella con i clienti di un bar. 

puntate da ventimila lire. 

alla fine del mese mettevo insieme un discreto stipendio”.

non perdeva mai?

“si perde solo nei casinò o negli ippodromi, perché lì deve per forza vincere il banco. 

io mi ricordavo tutte le carte uscite”.

luca goldoni dice che lei ha ‘una memoria semplicemente scandalosa’.

“più che altro selettiva. 

se mia moglie mi chiede di comprare il pane, me lo dimentico. 

comunque in famiglia dopo tre anni hanno scoperto che non ero immobiliarista e ho dovuto smettere. 

dal 1992 scrivo. 

proprio oggi mi hanno comunicato che alcuni miei racconti ambientati nel mondo del gioco d’azzardo in primavera diventeranno una serie tv di venti puntate, ‘ gambling ’, girata in inglese per il mercato internazionale da una casa di produzione statunitense. 

con la pinella ho chiuso”.

resta a sei strette di mano da napoleone.

“sono anche a tre smazzate di scopa da giosuè carducci, avendo piero chiara stretto la mano a giuseppe prezzolini che l’aveva stretta a carducci. 

tutta colpa del libro ‘io, orson welles’ nel quale l’attore racconta d’aver stretto la mano alla  bernhardt . 

mi ha messo il tarlo. 

dovevo a tutti i costi arrivare a lui. 

mi sono ricordato che pifferi, fotografo giramondo, da giovane era stato fra le comparse in ben- hur . 

anni dopo aveva  reincontrato   heston  per strada e gli aveva stretto la mano. 

e a chi stringe la mano  heston  nell’infernale  quinlan ? 

a welles. 

in questo modo si risale a chiunque. 

il collegamento fra bertolt brecht e james bond non le interessa?”

lasciamo stare.

“allora quello fra napoleone e  l’fbi . 

girolamo, uno dei fratelli dell’imperatore, sposa elisabetta  patterson , figlia di un commerciante di baltimora, e ha un figlio, al quale dà il suo stesso nome. 

poi divorzia per sposare caterina di  württemberg . elisabetta torna negli usa col piccolo girolamo, che diventerà padre di carlo giuseppe bonaparte, ministro sotto il presidente theodore roosevelt e fondatore nel 1908 del federal bureau of  investigation . 

ecco fatto”.

so che ama il cinema. 

il film della sua vita?

“‘la famiglia’ di ettore scola. 

mi ricorda la casa dai corridoi lunghi dove viveva con gli otto figli il mio nonno paterno, in via calabria 32, a roma. 

l’ultima volta ho chiesto all’autista di portarmici. 

ho sostato davanti al portone”.

poteva salire.

“mai tornare nei luoghi dove si è stati felici. 

l’ho fatto per la sede liberale di via  bernascone  1, qui a varese. 

sapesse che delusione. 

sparito il divano su cui bruno lauzi strimpellava la chitarra e componeva. 

la canzone ‘il poeta’ nacque lì. 

nel pli a varese eravamo solo noi tre: chiara, lauzi e io”.

perché ha deciso di mettere gratis su internet il suo ultimo libro, ‘the best man. la lunga corsa verso la casa bianca?’

“vorrei che la gente sapesse quello che so io”.

il volume è pubblicato dalle edizioni ares, vicine all’opus dei. 

s’è convertito?

“sono laico, ma credente e praticante. 

mi accusano d’essere membro dell’opera? 

spiacente, purtroppo non lo sono”.

come fa a sbugiardare i giornalisti?“

le rispondo con  adalbert   pösch , il maestro ebanista nella cui falegnameria il filosofo karl popper lavorò per pagarsi gli studi: 

‘mi chieda pure quello che vuole, io so tutto’”.

usa il computer per le sue verifiche?

“ma per carità! 

internet, google, wikipedia… tutte porcherie, piene zeppe di errori. 

ma guardi che ne trovo molti anche nelle enciclopedie cartacee utet, rizzoli  larousse , nova, europea. 

persino nella piccola treccani. 

non parliamo delle  garzantine ”.

e allora come fa?

“libri. 

consulto tanti libri che trattano dello stesso argomento”.

chi è il collega che s’è più risentito per essere stato colto in fallo?

“giulio  nascimbeni , pace all’anima sua. 

nella rubrica ‘esame di giornalismo’, che teneva sul settimanale del corriere, riportò nella lingua originale la famosa frase di metternich: ‘l’italia è un’espressione geografica’.

solo che, al posto di ‘ begriff ’ scrisse ‘ pogriff ’.

in tedesco ‘ po ’ significa sedere. 

in pratica si leggeva che l’italia è una presa per il culo geografica”.

uno dei più tartassati era enzo biagi, che lei sfotteva chiamandolo ‘maestro’.

“lo credo bene: ha riempito sessantatre  delle  trecentoquattro   pagine del mio libro ‘dieci anni di pignolerie’. 

riuscì a firmare un articolo su cuba ed hemingway in cui non ce n’era una di giusta. 

ma, dico, perché ti metti a scrivere di vicende che ignori completamente?”

e oggi chi ne ha preso il posto?

“corrado augias. 

l’ho sentito ammettere in tv la sua ignoranza su temi che sono alla portata di un liceale. 

terribile”.

però su madame george, citata all’inizio, paolo  granzotto  l’ha colta in fallo: si trattava di una  mademoiselle .

“orson welles nel suo libro la chiama ‘madame’.

mica posso correggere un defunto”.

io stesso l’ho censurata per la sua abitudine di scrivere ‘il corriere della sera’ attribuendo alla testata di via solferino un articolo determinativo di cui è priva.

“una volta l’articolo ‘il’ c’era”.

mai. 

neppure sul primo numero, uscito il 5 marzo 1876.“va bene, andiamo a controllare”.

quando vuole. 

le mando le copie anastatiche, una per anno, fino a oggi.

“prima di chiuderlo farò scrivere ‘il corriere della sera’ per darmi ragione”.

sbaglierà anche lei, qualche volta.

“nelle ‘pignolerie’ ho scritto che dionigi il piccolo era un monaco sciita, con due ‘i’.

figuriamoci, a quel tempo, circa 520 dopo cristo, non era ancora nato maometto. 

in realtà era ‘scita’, originario della  scizia ”.

come fa a conciliare la venerazione per giovanni malagodi con quella per emiliano zapata?

“amo chiunque difenda la libertà. 

in messico fu combattuta l’ultima rivoluzione per tornare al passato. 

alla  curandera  che lo scongiurava di non recarsi nel luogo dove l’avrebbero ucciso, zapata rispose: 

‘se mi ammazzano è un bene. 

ci vuole un martire per la rivoluzione’.

mi piacerebbe chiamare emiliano il secondo nipotino che una delle mie due figlie sta per darmi”.

stravede anche per cavallo pazzo.

“colpito con una baionettata alla schiena, steso su un tavolaccio, il capo sioux ottenne dai soldati americani il permesso di vedere il padre bruco e il cugino tocca le nuvole. 

le sue ultime parole furono: 

‘padre, di’ al popolo che non può più contare su di me’.

mi commuovo ogni volta…”

(gli occhi si riempiono di lacrime).

chi altro c’è nel suo pantheon?

“oscar wilde. 

livello intellettuale assoluto. 

e giuliano l’apostata. 

cultura sterminata”.

che cosa le piace del mondo di oggi?

“che domanda, ragazzi! 

salvo solo la tecnologia. 

per il resto, l’uomo è sempre uguale”.

e che cosa rimpiange del mondo di ieri?

“la verve. 

adesso i giovani stanno muti davanti alle slot machine, come automi. 

una volta il prete giocava col peccatore, l’avvocato col giudice. 

ognuno diceva la sua, uscivano battute formidabili. 

perché crede che il cabaret sia morto? 

il gioco era un esercizio collettivo. 

capitava che durante una partita al caffè piero chiara dicesse a uno spettatore: ‘va’ a pisciare per me, ché io non posso’.

è finita la creatività, sono rimasto solo io!” 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

due

il ritratto: della porta raffo il gran pignolo pronto a farsi monumento.

è diventato famoso correggendo gli errori dei giornalisti, dopo vent’anni si celebra con una ‘autoenciclopedia ’.

francesco borgonovo

libero

2 gennaio 2012

 

tranne le sue vittime, parlano tutti bene di mauro della porta raffo. 

per oltre un decennio si è dedicato a scovare gli errori dei giornalisti, spiattellandoli nella sua rubrica sul  foglio ‘ pignolerie’.

naturale che venga ricoperto di elogi da mezza stampa.

conviene tenerselo buono nella speranza che chiuda un occhio sulle castronerie di chi lo ha incensato per sbeffeggiare quelle altrui. 

ora però il gran pignolo cambia vita, vuole monumentalizzarsi. 

oddio, la faccia di bronzo della statua ce l’ha già da un pezzo.

 

si supera: ha scritto impaginato, stampato e diffuso un’enciclopedia dedicata interamente a se stesso. 

si è canonizzato da vivo, suddividendo il suo pensiero e le sue opere in dieci tomi robusti sfornati dalla legatoria  carravetta  di varese (la città che ha da sempre fatto sua e di cui avrebbe voluto diventare sindaco). 

si comincia da un volume di racconti, intitolato  la vita come viene , si prosegue con gli scritti sugli stati uniti, il suo pallino. 

seguono le  pignolerie  che ares nel 2006 raccolse in un libro per il decennale della rubrica fogliante.

e così via…

 

la pazza idea.

abbiamo deciso di chiedergli come gli sia saltato in mente di immortalarsi. 

“nel 1992 ho vissuto un periodo in cui non dormivo più. 

mi svegliavo prestissimo. 

la tivù mi aveva stufato.

leggere ho sempre letto, ma a tutto c’è un limite. 

decisi di mettermi a scrivere. 

volevo cominciare con dei racconti ispirati al periodo in cui facevo il giocatore d’azzardo. 

e anche perché il mio maestro di vita è stato piero chiara, con cui ho avuto una frequentazione di circa quindici anni. 

mia moglie sosteneva che all’epoca stessi molto più con lui che con lei. 

ma in quell’anno c’erano le elezioni americane, argomento che mi appassionava da sempre. 

la mia prima opera così è stato un saggio sul sistema elettorale americano”.

 

quella fu solo una delle tante svolte della sua vita. 

“fino a quel momento avevo fatto decine di mestieri diversi. 

direttore di un ente pubblico dai  ventitre  ai trent’anni. 

poi patrocinatore legale, mestiere che ho lasciato per dedicarmi al gioco d’azzardo, che è molto meglio. 

ero specializzato nelle carte. 

non devi mai giocare contro il banco, la matematica stessa nel caso ti sconfigge. 

non devi giocare al casinò, negli ippodromi o belle bische.

devi farlo contro le altre persone.

chi ha più memoria alla fine vince. 

non la singola partita, alla lunga. 

quindi, una parentesi normale, come agente di assicurazione.

ed ecco che nel 1992 sono tornato a casa e ho detto a mia moglie “mi sono licenziato voglio scrivere” e lei “moriremo di fame”. 

qualche articolo veniva pubblicato ma economicamente per un bel pezzo non andava certamente bene.”  

 

poi la grande occasione. 

nel 1996 nasce  il foglio.  

“mi dissi dura poco e decisi di collezionarlo. leggendolo notavo grosse imprecisioni. all’epoca in pagina nessuno firmava, il primo ad avere l’onore di farlo sono stato io. 

ho cominciato a inviare fax al giornale di ferrara, che ha preso a pubblicare le mie correzioni. 

poi più nulla, così gli scrissi una lunghissima lettera nella quale sostanzialmente gli dicevo: lei mi ha tradito.

vale a suo riguardo dunque l’assunto di fine ottocento di oscar wilde: 

‘c’è molto di buono da dire sul giornalismo moderno. 

dandoci le opinioni degli ignoranti ci tiene in contatto con l’ignoranza della comunità’. 

io intendevo quella lettera come una rottura. invece compro  il foglio  la mattina dopo e vedo un’ultima pagina con un titolo a nove colonne:  un lettore ci informa della pochezza della stampa italiana . 

sotto con la firma dell’elefantino era scritto: ‘lei merita una rubrica, ci sta?’

dal 5 settembre successivo ho avuto la rubrica pignolerie che è andata avanti per tredici anni fino al 2009”.

 

un vero giocatore d’azzardo. 

poi è passato anche su altre testate.

“ho collaborato con tutti i quotidiani, tranne quelli di sinistra che non mi hanno mai neppure citato. 

solo  repubblica  con beniamino placido che dopo aver visto una mia intervista alla tv svizzera, scrisse che ero come il lanciatore di lenticchie di johann  hebel . 

un tale che tira lenticchie dentro la cruna di un ago ed è diventato bravissimo decide di esibirsi dal papa. 

alla fine il papa gli dà una ricompensa, un sacchetto. 

lui pensa che sia pieno di monete d’oro, invece il sacchetto è colmo di lenticchie. 

voleva dire placido che quello che facevo era un mestiere che non serviva a niente. 

e in effetti, guardando oggi i giornali, aveva assolutamente ragione.”

 

triste bilancio. 

“continuo a pensare che chi, scrivendo sui quotidiani o sulle riviste, commette errori, vada licenziato. 

può succedere parlando e in quel caso non mi arrabbio.

personalmente, ho sbagliato una sola volta.

e mi sono corretto io.”

 

e ora si pubblica anche. 

“sono passati vent’anni da quel primo saggio. quindi è il momento di monumentalizzarsi. 

e lo faccio con la proposizione non dell’opera omnia ovviamente. 

sarà un’edizione limitata, fuori commercio.

ho cercato anche di dargli una bella veste. 

la regalo solo agli amici e a chi ritengo farlo”.

 

come si diventa gran pignolo?

“penso di avere dei doni naturali come la grande memoria. 

poi acculturarsi. 

se uno mi dovesse chiedere lei cosa fa nella vita? risponderei studio.”

 

biagi, il più impreciso

il giornalista che sbagliava di più? 

“enzo biagi. 

ho sessantotto pagine nel mio libro dedicate a lui. 

scrissi sul  giorno  quando morì un  anticoccodrillo  spiegando che cosa aveva scritto e come in realtà stavano le cose.

non quando era novantenne, da giovane.

per esempio parlando di un viaggio a cuba in cui tutte le affermazioni riportate erano false. 

non gliene importava nulla di mettere in giro cose sbagliate.

non verificava, non sapeva niente. 

non sapeva nulla ma scriveva di tutto. montanelli invece una volta pubblicò sul  corriere  una castroneria a proposito di abraham lincoln.

mi disse: devo pubblicare la sua correzione  perché è giusto che i lettori sappiano che ho scritto una cosa sbagliata.

chi si arrabbiò più di tutti fu luca  goldoni,che  scrisse che ero soltanto un topo di biblioteca. 

poi ci siamo incontrati a una presentazione di un suo libro a varese. 

da allora abbiamo fatto conferenze insieme in tutta italia”.

beh, qualcuno che sa apprezzare le facce toste, per fortuna, è rimasto.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

tre

“sono un uomo di dissenso e discordanza”

intervista di tommy cappellini

a mauro della porta raffo

pubblicata sul corriere del ticino

venerdì 6 dicembre 2013.

 

 

“la mia sarà una rivista libera”

 

cita oscar wilde (“quando tutti sono d’accordo con me, inizio a pensare di avere torto”) e walt whitman (“mi contraddico? certo, sono immenso, contengo moltitudini”) e la rivista che dirige non poteva che essere la concreta conseguenza di tali citazioni.

parliamo di ‘dissensi & discordanze’, due parole un programma, fondata un mese fa in quel di varese da mauro della porta raffo.

l’uscita è “indicativamente semestrale”, la tiratura elitaria (poche, curatissime copie a stampa) e allo stesso tempo virtualmente infinita (è possibile sfogliarla per intero e gratis sul sito di dissensi & discordanze – vedi link, aggiornato ogni sabato con almeno un articolo).

 

direttore, come le è balzato in mente.

con tutte le riviste, non lette, che ci sono già in giro…

“ho sentito la necessità di coagulare in queste pagine un certo numero di giornalisti, scrittori, artisti, poiché ritengo ci sia un collante che li possa unire”.

 

di cosa parliamo esattamente?

“di ciò che mi caratterizza da sempre: sono un uomo del dissenso e della discordanza, fin da quando coi calzoni corti mi iscrissi alla gioventù liberale, fin da quando mi candidai alla camera, nel 1972, per il partito liberale di una volta. quello “vero”, quello di giovanni malagodi”.

 

che partecipò solo a brevi governi…

“certo, durarono l’espace d’un matin, perché essere tra i liberali di quell’area significava automaticamente dissentire.

e avere ragione in anticipo su molte cose: prenda le regioni, ad esempio.

prima ancora che fossero istituite, malagodi le apostrofò come un disastro.

oggi si vuole abolirle.

il dissenso, di fatto, era più una testimonianza lungimirante che non un cooptare, o peggio un sedurre, le masse.

tanto che a fronte di risultati positivi alle urne ci chiedevamo non del tutto per scherzo: dove abbiamo sbagliato?

allo stesso modo, me lo chiederei per dissensi & discordanze se avesse un grande successo”.

 

a proposito, non teme l’omologazione imposta dal web a tutti i contenuti?

“in questo caso un risultato a somma zero è da escludere.

voglio sfruttare il mezzo, e non lo temo.

vede, se uno suppone di avere ‘indubbiamente’ ragione non può pensare che la maggioranza della gente sia con lui.

né che le sue testimonianze, o quelle che raccoglie intorno a sé, corrano il pericolo di essere seppellite.

saremo una minoranza.

ciò non toglie nulla all’essere nel giusto”.

 

l’accuseranno – di nuovo – di qualunquismo.

“abituatissimo.

non vuol dire che lo sia – un qualunquista.

è un’accusa per sminuire le mie idee.

mi ricorda il ‘benaltrismo’ di moda nella sinistra italiana, tempo fa, maestro indiscusso d’alema.

ogni volta che si sottolineava qualcosa che non funzionava, la sua risposta era: ‘ben altri sono i problemi!’.

come dire, la tua critica non conta”.

 

parliamo di lettori, allora. che obiettivo vi siete dati?

“preciso: mai fatto nulla per denaro.

chi vuole può richiedere la rivista su carta, altri possono leggerla sul web.

il mio sito personale raccoglie tredicimila lettori fedeli: spero di portarli a venti/trenta mila.

non mi dispiacerebbe lo stesso per il portale specifico dedicato alla pubblicazione. è anche possibile suggerire argomenti: il lettore lancia un tema e noi lo approfondiamo”.

 

dopo l’accusa di qualunquismo, è alle porte quella di dietrologia…

“per nulla.

prenda l’articolo su kennedy che ho firmato nell’ultimo numero.

un pessimo presidente.

martin luther king disse di lui: molte parole, pochi fatti.

nel mio ritratto mi limito ad allineare i – pochi, per l’appunto – fatti, che sono controtendenza con l’immagine da rotocalco che imperversa di questo presidente, specie in occasione del cinquantesimo (22 novembre 2013) dell’assassinio.

sa, i bambini sotto la scrivania nello studio ovale, mentre jfk lavora, e altri idilli.

ripeto: niente complottismo.

soltanto, io e i miei collaboratori stiamo dall’altra parte rispetto le beatificazioni del gossip”.

 

anche perché, come lei ricorda…

“…se si fa dietrologia, si crede che le persone che compiono determinate cose siano intelligenti.

in realtà spesso non sanno quello che fanno.

danni causati da bill kaysing, dico sempre, il tipo secondo cui non siamo mai stati sulla luna.

si può dire che molte derive mediatiche iniziarono su sua suggestione.

non sa le lotte che faccio alle mie conferenze”.

 

antidoti?

“leggere, informarsi.

approfondire magari la figura del successore di kennedy, lyndon johnson, gran presidente, e a dirglielo è un repubblicano nel cuore.

aprire maldwyn jones, anti-storico degli stati uniti.

più in generale, amare e leggere longanesi, prezzolini, piero chiara.

e hemingway.

nel ’92 scrissi un articolato saggio sul sistema elettorale americano.

erano in corso le primarie e quell’anno alla fine vinse clinton.

pensavo che avrei continuato a scrivere solo racconti – come sa, così non è stato -, una dimensione dove stile ed etica sono tutt’uno”.

 

insomma, lei è un moralista?

“dipende.

con le donne quasi mai”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

quattro

vent’anni dopo

gianni  barbacetto  il 3 settembre del 2016

su il fatto quotidiano

in occasione del ventennale delle pignolerie 

 

mauro della porta raffo –  nom  de  plume , spiega lui, di mauro maria romano della porta rodiani carrara raffo dei  pfyffer  von  altishofen , dei  bontemps  de  montreuil  e di casa savelli – continua a fare paura. 

le sue “pignolerie” hanno rovinato i risvegli dei più noti giornalisti italiani, che vedevano segnalati senza pietà i loro errori. 

era giovedì 5 settembre 1996 quando tutto cominciò. 

quel giorno sul foglio comparve (prima vittima: gian antonio stella) una rubrichetta fulminante che faceva il contropelo alla stampa, beccando di settimana in settimana castronerie d’autore. 

titolo, appunto, “pignolerie”.

“era andata così”, racconta il suo inventore, “i giornali – tutti – sono pieni d’errori, io li segnalavo da tempo con lettere che di solito non venivano neppure pubblicate. 

con mia grande sorpresa, il 29 agosto 1996 trovo invece stampato sul foglio di giuliano ferrara un mio lunghissimo fax (sì, era ancora l’epoca dei fax!) sugli errori compiuti dai quotidiani italiani che raccontavano la campagna elettorale presidenziale in corso negli stati uniti. 

titolo a tutta pagina: ‘un lettore denuncia la pochezza della stampa italiana’. 

qualche contatto telefonico e poi, a settembre, parte le rubrica. 

settimanale, ogni giovedì. 

firmata, mentre gli articoli del foglio non lo erano”.

i giornali si accorgono di lui quando tutti scrivono che era morta la vedova di pancho villa.

“ma no: era morta isabel  seanes , ma il rivoluzionario messicano di mogli ne aveva 75! 

ne sposava una, regolarmente, in ogni paese dove arrivava con i suoi fucili”. 

il gran pignolo – così cominciò a essere chiamato – andò avanti sul foglio fino al 2009. 

tredici anni. 

nessuno fu risparmiato: enzo biagi e indro montanelli, andrea camilleri e umberto eco, corrado augias ed eugenio scalfari, furio colombo e paolo mieli, tiziano terzani e claudio magris, francesco merlo e vittorio zucconi (“troppo facile!”).

non c’è argomento su cui il gran pignolo non sappia intervenire con la sua matita rossa e blu. 

pugilato e storia americana, tennis e letteratura, il fucile winchester e al capone, la nascita  dell’fbi  e il nobel a thomas mann. 

poi anche il settimanale panorama fu contagiato. 

quando lo diresse giuliano ferrara, volle una sua rubrica sugli errori del concorrente, l’espresso. 

titolo: “the  other   place ” (come si chiamano tra loro le università di oxford e di cambridge, senza mai nominarsi). 

il più tremendo tra le “vittime”? 

“biagi: ha fatto di tutto per convincere ferrara a non farmi più scrivere. 

il migliore, montanelli: un suo errore su lincoln lo ha dichiarato, citandomi, sul corriere”.

come nascono le pignolerie? 

della porta raffo lo spiega in tre parole: “io so tutto”. 

aggiunge: “ma è proprio vero!”. 

ha settantadue anni, dorme quattro o cinque ore per notte, per il resto legge. 

legge tutto e di tutto. 

giornali ma soprattutto libri. 

ne ha ottomila nella sua casa di varese. 

eppure non gli stanno addosso i panni del secchione o del topo da biblioteca, dell’intellettuale noioso tutto capalbio e impegno. 

effervescente e narciso, nella vita ha fatto tanti mestieri, tra cui, per dire, il giocatore di carte professionista. 

“mantenevo me e la mia famiglia. 

e molto bene. 

ma niente poker: non sopporto i bluff”. 

ha molto giocato anche a biliardo: “ho imparato dal mio maestro, piero chiara”.

il suo segreto, nel gioco come nelle pignolerie, è la memoria. 

prodigiosa. 

ripeto: io so tutto. 

leggo e ricordo ogni cosa. 

è di famiglia, come avere gli occhi azzurri. 

io non ho meriti: ho ereditato una gran memoria; e ho anche gli occhi azzurri”. 

biblioteca sì, ma niente archivio. 

neppure un catalogo dei suoi ottomila volumi. 

e uso molto parco del computer: “solo chi è molto colto può usare internet e trovarci qualcosa di nuovo e di interessante. 

chi non lo è, invece, pesca a caso, copia molte cose sbagliate, e non impara mai niente perché dice: ‘ho tutto lì’. 

il computer è il più formidabile strumento per aiutarti a restare ignorante”.

così negli anni le cose sono peggiorate, anche nel giornalismo. 

“vent’anni dopo, dico: le pignolerie non sono servite a niente. 

i giornalisti continuano a sbagliare.

anzi, sbagliano più di prima. 

e non lo dice un vecchio afflitto dalla nostalgia del passato: la stampa è peggiorata e lo posso dimostrare con i fatti. 

gli errori sono enormemente aumentati.

le nuove generazioni non sanno niente. 

sono più ignoranti, più maleducate e più malvestite. 

e non è questione di povertà e ricchezza: anche i poveri un tempo erano vestiti meglio, indossavano la camicia, non le magliette e i jeans. 

eppure vestirsi bene, in fondo, costa meno che vestirsi male. 

peggiorata anche la politica: c’è stata una degenerazione dei leader. 

un tempo c’era malagodi – io ero e sono liberale – ma anche fanfani, cossiga, togliatti… 

quelli di oggi? 

non insista, non li voglio neppure nominare”.

nessuno ha mai beccato in castagna lui, che segnala gli errori degli altri. 

una volta sola ha dovuto correggersi da  sè : “avevo scritto che dionigi il piccolo, il riformatore del calendario, era sciita. 

ma no: era scita, nativo della  scizia ”. 

 

mentre scrivo, naturalmente, un filo di terrore mi formicola nelle dita: qualche errore lo farò e a lui non sfuggirà. 

ma ormai per un giornalista essere bacchettato da mauro della porta raffo è come per un politico essere ritratto in una vignetta da forattini. 

il forattini degli anni d’oro, però.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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cinque

settant’anni a varese

una vita, molte altre

di massimo lodi

24 marzo 2017

 

-mauro della porta rodiani carrara raffo di casa savelli: settant’anni di  varesinità . che esagerata ricorrenza è, il 27 marzo 2017?

 

“felice, dolce, gratificante. 

amo varese, l’ho sempre amata, continuerò ad amarla. 

bella città e anche bella gente, per lo più. 

sfatiamo un dire di segno opposto, conformistico, sbagliato”

-bella città e bella gente ieri e anche oggi, per lo più?

“oggi città decaduta e decadente, con gente che ne vorrebbe riscattare i fasti dopo gente che li ha offesi”.

-impresa possibile?

“desiderio condivisibile: perché negarsi l’ottimismo, pur fra tanto circolare di segnali, e opere, che inducono al pessimismo?

 

-cominciamo dal principio, dallo sbarco a varese dell’infante  mdpr  eccetera…

“sono nato a roma, poi venni traslocato altrove per ragioni di lavoro del capofamiglia. 

un giorno mia madre anna maria, desiderosa di sfuggire al caldo africano di catania, dove papà manlio dirigeva l’ente provinciale per il t urismo, chiese di effettuare una ricognizione in terra prealpina. 

nella zona della valmorea aveva lavorato in anni precedenti e viveva il suo genitore. 

venne, vide, respirò. 

aria buona. 

e decise di tornare, stabilendosi qui. 

papà ottenne il trasferimento, iniziammo l’avventura bosina.

vi avrebbero partecipato anche silvio e annamaria, mio fratello e mia sorella.

a varese sarebbero poi nati dal matrimonio con sissi, l’indispensabile sissi, le mie figlie, alessandra e federica, e i miei nipoti, giulio e tommaso”.

-quali i più lontani ricordi?

“quelli della scuola elementare, che mi vide girovago tra gli istituti di barasso, casbeno e via como. 

un ricordo su tutti: il tratto di esemplare educazione dei compagni di classe. 

e la loro intensa tenacia a impegnarsi. 

c’erano figli di imprenditori, professionisti, impiegati. 

ci davano dentro, come da obbligo di rango sociale. 

c’erano figli di contadini e operai: ci davano dentro ancora di più, come da orgoglio di ultima fila. 

un maestro severissimo: il rossinelli di via como. guai a sgarrare. 

reprimende verbali e punizioni fisiche: allora si usava, era l’accettata regola”.

-predisposizione allo studio?

“poca, se non zero, fin dall’iniziale approccio a banchi e cattedre. 

ancora meno in seguito. 

le medie rappresentarono un calvario: sempre rimandato, e infine bocciato in terza. 

rifiutavo d’apprendere le cognizioni impartite, preferendo zigzagare da anarchico fiutando l’estro personale. 

che so, elenchi di fiumi in base alla lunghezza, rassegne di città secondo la popolazione, filotti di curiose date storiche e di molto altro ancora”.

-una precoce ribellione culturale…

“una naturale inclinazione alla libertà di pensiero e dunque d’azione. 

innanzitutto intellettuale.

ovviamente non compresa dagl’insegnanti.

e sopportata con disagio dai genitori. 

non c’è padre o madre che si rallegri del pessimo rendimento scolastico d’un figlio, pur se egli manifesta voglia di letture, approfondimenti, ricerche varie e perfino dotte”.

-alle superiori la tradizione si confermò?

“si rafforzò.

andai sciaguratamente di male in peggio.

feci il liceo scientifico, e tenni fede all’uso di recuperare d’estate il tempo perso nei mesi precedenti. 

esami ogni anno, mai una promozione. 

alla maturità ammesso con la media del cinque, ma solo perché i voti in filosofia, storia e italiano bilanciarono il disastroso verdetto delle altre materie. 

un professore mi chiese: cosa sono le putizze? non so, risposi. 

ma so che è scritto a pagina 252 del libro di scienze. 

se è vero, replicò guardandomi in tralice, ti rimandiamo invece di bocciarti. 

era vero. 

per chi lo ignora: le putizze sono delle pietre”.

-l’amico del cuore?

“nessuno. 

molti amici di gioiose bigiate, i fratelli  ponzellini specialmente. 

la preferita: migrare in barca dall’altra parte del lago, a bodio. 

e mangiare panini da un tizio che li confezionava da artista del settore alimentare, in particolare con salame d’asino. 

difficile che non riuscissimo a farla franca. 

fabio, uno di noi, era eccezionale nell’imitare le firme dei parenti: gli dobbiamo pacchi e pacchi di giustificazioni andate a buon fine”

-questo era il passatempo illecito. 

e quello lecito?

“il cinema, al top delle mie passioni assieme alla lettura. 

papà fruiva di una tessera dell’ anicagis , e la usavo io. 

praticamente non c’era giorno in cui non vedessi un film, preferibilmente western e commedie americane. 

qualche volta mi accompagnava mio fratello, ma poi troncammo il sodalizio dello schermo: gusti differenti. 

come, del resto, in letteratura”.

-e il primo, grande amore?

“non nacque a varese, ma a rimini. 

lì stavamo ogni estate, e a lungo, in villeggiatura. perché allora c’era la villeggiatura, non c’era la vacanza. 

conobbi una coetanea di como, intelligente prima che (molto) bella: maria luisa. 

c’innamorammo. 

poi la storia s’esaurì, come succede alle storie d’un sacco di sedicenni. 

non si è esaurita l’amicizia: ci sentiamo e vediamo ancora adesso, qualche volta. 

con i rispettivi coniugi”.

-torniamo agli studi. 

l’università segnò un cambio di marcia?

“affatto. 

ci misi dieci anni a laurearmi. 

ma per forza: mi iscrissi,  bongré   malgré , a giurisprudenza, e della giurisprudenza non m’importava un fico. 

frequentare, una noia. 

dare esami, di tanto in tanto. 

interessi alternativi: un mare. 

tra di essi la politica, che aveva cominciato a intrigarmi quando un amico mi convinse a entrare nella gioventù liberale. 

l’ideologia del pli, allora partito importante, corrispondeva alla mia, di radicale dall’anima tricolore. 

mi sentii a casa. 

e conobbi un’epoca d’oro, segnata da piero chiara segretario provinciale e maurizio belloni presidente. 

belloni, avvocato, era una figura elegante, riservata, fascinosa: ricchissimo, a capo di istituzioni varie, tra le quali l’automobi le club e l’ente provinciale per il t urismo, aveva l’abitudine di non tenere mai soldi in tasca. 

invitava gente al caffè e al ristorante, faceva acquisti nei negozi, quindi salutava con cenno ieratico e veniva ricambiato da generale deferenza. 

alla fine di ogni mese, il suo segretario passava a onorare i conti in sospeso.

belloni, dopo papà manlio, è stato il mio maestro di vita. 

con i liberali avrei successivamente condiviso campagne elettorali, candidature alle elezioni locali e nazionali, iniziative propagandistiche eccetera. fui consigliere provinciale dal ’75 al ’78, costretto al ritiro causa debiti di gioco: chiara s’impegnò a saldarli, ma in cambio pretese le dimissioni. ricevendole. 

per mio conto mi sarei presentato nel 2011 come aspirante sindaco. 

nome della lista: la varese che vorrei. 

presi il 2,64 per cento e, avendolo sottratto al centrodestra, costrinsi il borgomastro uscente fontana al ballottaggio”.

-la faticata laurea servì a poco…

“a nulla. 

resi contenti i genitori. 

stop.

provai a fare l’avvocato, qualche tempo dopo. 

ma non era il mio mestiere, possono testimoniarlo i due colleghi,  balzarini  e valoroso, con cui aprii e chiusi uno studio. 

lo fu invece l’occuparmi di un ente pubblico. successe quando  mi misero a dirigere l’azienda a utonoma di s oggiorno, presieduta dal notaio luigi zanzi. 

fu un periodo, dal ’68 al ’74, straordinario. 

varese, che aveva vissuto una fase di splendore alla fine degli anni cinquanta e al principio dei sessanta, aveva ancora l’energia, la volontà, direi la vocazione a rinnovarsi e progettare, fidare nel futuro e adoperarsi per prepararlo al meglio. 

zanzi era un vulcanico trascinatore: quando ti chiamava nel suo ufficio non sapevi mai se ti avrebbe trattenuto qualche ora a programmare e discutere o costretto a missioni di un giorno intero o più giorni in diverse parti d’italia per trovare persone, esempi, finanziamenti utili alla causa varesina. 

erano anche, i suoi desiderata, circostanze per eventuali digressioni  extrafamiliari : qualunque ritardo trovava giustificazione nelle pressanti incombenze imposte dal presidente. 

l’osservatorio astronomico di campo dei fiori, i campi di tennis delle bettole, il parco e la piscina alla  schiranna  devono la loro realizzazione anche a quest’uomo. 

soprattutto a quest’uomo”.

-all’epilogo d ella direzione dell’azienda di s oggiorno e alla rinunzia a proseguire nell’attività forense che cosa seguì?

“seguì la scelta di dedicarmi all’azzardo, a una laboriosa vita da scioperato. 

non si deve pensare che il gioco sia solo divertimento. 

lo è, forse, un poco. 

ma, a dir meglio e per vero, non lo è assolutamente. 

giocare richiede impegno, fatica, applicazione.

e abilità, intuizione, esperienza.

ci si dev’essere portati, naturalmente. 

ma bisogna unire al talento l’impegno. 

ciò che per un tempo non breve decisi di fare. 

fino ad allora la mia dimestichezza era stata soprattutto con gli scacchi, della cui associazione locale ero stato nominato presidente”.

-l’esperienza d’avvio dove e con chi?

“in un bar accanto al distributore di benzina del notissimo aldo, in via  sanvito . 

orari d’ufficio, mattina e pomeriggio. 

partite a carte e dadi con habitué o clienti occasionali. 

vincite e perdite.

maggiori le prime delle seconde. 

nessun cenno dell’attività ai familiari: a mia moglie raccontai che prestavo opera in un’agenzia immobiliare. 

mi copriva l’amico renzo, che quel mestiere lo praticava davvero. 

e se qualcuno gli chiedeva notizia di raffo, confermava la mansione da me dichiarata. 

durò a lungo, ma non poteva essere per sempre. finì che dovetti rientrare nei ranghi della normalità, diciamo così. 

che presero le vesti di agente d’assicurazioni.

per davvero, stavolta. 

sarò sempre grato a un altro amico, leonardo, che m’insegnò a tenere corsi di formazione in questo settore e mi riconciliò con il lavoro”.

-la stagione del gioco si svolse al fianco di chiara…

“ci unirono le carte, il biliardo, il casinò. 

il mio battesimo avvenne a campione d’italia. 

ci andammo insieme.

io persi tutto.

lui mi aspettava all’uscita con un rotolo di franchi in tasca. 

cinquemila. 

me ne regalò la metà. 

li aveva vinti giocando contro un tizio che puntava forte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sei

in occasione della pubblicazione di 75/78

la vita prima e dopo. con fiducia

di massimo lodi

rmf 13 novembre 2021

 

mattino della domenica. 

bip sul cellulare da mdpr: sono dalle 10.40 in poi a prendere il sole al bar. 

se vieni, ti do uno dei miei ultimi libretti.

spero di vederti.

come no. 

passo. 

eccomi qua. 

accòmodati. 

con piacere. 

sorseggia l’analcolico, pescando dalla vasca di chips. 

devìo in automatico sul caffè. 

chiacchieriamo. 

meglio: lui parla, io ascolto. 

salvo brevi interruzioni. 

cannucce dell’ossigeno nel naso, però mi rivela di star meglio. 

un anno fa prese il covid, poi la ricaduta, infine il rialzo. 

nella vita sanitaria ho incrociato di tutto, racconta, ma tutto ho sconfitto. 

un vincitore delle malattie.

le malattie, ecco. 

la malattia. 

ha deciso di renderla pubblica, qui sta il motivo della nuova pubblicazione. 

un album fotografico, sofisticate immagini in bianconero, a firma carlo meazza. 

c’è il prima e il dopo, spiega mdpr. 

quando stava bene, benissimo, benone. 

quando non lo stava più, e gli han reso visita triboli, sofferenza, dolore. 

è la vita che corre. 

perché non documentarne in fermo immagini il tragitto? 

vicino al tavolino dove ce la contiamo, siede un suo ex compagno delle medie. 

osserva: se ci gira storta, di solito abbiamo la tentazione di nasconderci. 

lui, mdpr ipse, non l’ha mai avuta: gioca a carte scoperte. 

e favorisce gli altri.

cosa di più etico e perfino eroico? 

non lo bisbiglio al dirimpettaio. 

mi caccerebbe. 

lo penso e basta, scrutandolo negli occhi azzurro giotto, come il cielo di novembre sgombro di nuvole. 

ne ammiro la lezione umile, aggettivo ch’egli detesta e però a sua insaputa pronunzia con quest’atteggiarsi. 

lezione laica e distaccata. 

slalomeggia rapido su un sacco d’argomenti, sempre tramite nonchalance: la cifra del suo stile.

rievoca per esempio il rovinoso capitombolo del 2008: si ruppe entrambe le braccia, gliele ingessarono, qualche ora più tardi già scriveva, avendo ottenuto dai medici d’aver libere le dita.

va così anche stavolta. 

sta andando così da mesi. 

ha trascorso momenti che diononvoglia, senza smarrire l’impeto a studiare/ annotare/divulgare: il suo regalo di vitalità al prossimo. 

pur ostentando per vezzo il contrario, è da sempre cosciente del limite umano. 

da realistico disilluso, dispensa visionarie illusioni.

lo percorre l’entusiasmo del fanciullo. 

cioè la semplicità: chi la sospetterebbe in un personaggio che s’autodefinisce il signor sotutto?

beh, oso il seguente pensiero, parafrasando goethe, il mio centravanti preferito: quest’uomo non ha imparato dalla malattia ciò che la vita gli aveva nascosto. 

ha imparato dalla vita ciò che gli è stato utile nella malattia, per non consegnarvisi con disperazione.

una testimonianza di fiducia nello spirito universale, se non vogliamo chiamarla fede. 

l’unica ricchezza di cui non c’è povertà, quando si è capaci di riconoscerne lo sfavillìo. 

e dunque grazie a mauro della porta raffo (etc rodiani, etc carrara). 

l’album fotografico s’intitola “75!78”.

75 sono gli anni ch’egli aveva nel 2019, pre infezione da virus. 

78 quanti se ne stropiccia oggi, post guarigione.

cifre anagrafiche e basta, gli dichiaro banale banale ai saluti. 

senza confessare l’emozione: ne riderebbe. 

meglio filarsela assieme a un affettuoso sberleffo.

cioè: frequentatore d’una miriade di giornali, se mdpr ne dirigesse uno lo chiamerebbe l’optimist.

direttore subito!

 

   

 

 

 

 

 

sette

il fatto quotidiano, intervista di

alessandro ferrucci

11 giugno 2022

 

montanelli lo definì “un implacabile censore”; per giuliano ferrara è un “maniaco perfetto”; per roberto gervaso è “il terrore di chi scrive e la delizia di chi legge”. 

in realtà lui è stato ed è ‘il gran pignolo’ del giornalismo. 

“tutto nasce nel 1996, durante la campagna elettorale negli stati uniti: leggevo il foglio e trovavo in continuazione delle imprecisioni; così un giorno invio un fax per correggerle, ma senza speranza, perché mi era capitato lo stesso con altri giornali ma nessuno mi aveva mai risposto. 

e invece quel fax l’ho ritrovato in pagina il giorno successivo”. 

da lì è iniziata un’altra vita.

lui è mauro della porta raffo, cognome nobile che in realtà è molto, molto più lungo, accorciato per i comuni mortali e per esigenze di stampa; da anni è la bacchettata sulle dita dei giornalisti, è il professore che mette dietro la lavagna dopo un grave errore segnato con la matita blu. 

è implacabile “e non sbaglio mai”. 

sotto di lui sono caduti in tanti (“soprattutto biagi”), eppure “a scuola andavo malissimo”. 

e da allora è diventato pure un implacabile scrittore di libri.

è preparatissimo.

“io so tutto. 

se vuole le dico la stessa frase ma in tedesco, con le parole del maestro ebanista di karl popper”.

la interrogano per verificare tale onniscienza?

“in realtà no”.

a volte bluffa?

“(stupito) nooo. 

allora aggiungo: non solo so tutto, ma non millanterei mai.

è chiaro che mi riferisco a determinati argomenti, di chimica, fisica o matematica non so nulla”.

al rischiatutto con quale argomento si sarebbe presentato?

“forse cinema”.

era amico di dino risi.

“moltissimo; un uomo eccezionale, incredibile, di alto livello”.

cinico?

“assoluto, ed è fondamentale. 

se ci pensa, quelle che vengono definite delle ‘commedie all’italiana’ in realtà erano tragedie. 

e il sorpasso ne è l’emblema.”

“(pausa) comunque risi era un uomo divertente.

prima di giornalismo e letteratura, di cosa si occupava?

“agente assicurativo a como, e sono nato il 17 aprile del 1944. 

e oltre a me sa chi è del 17 aprile? 

gesù cristo e nero wolfe, rex stout lo scrive in uno dei suoi romanzi.

insomma, agente assicurativo…

poi nel 1992 ho smesso e ho deciso di scrivere: all’inizio è stata una tragedia economica e ho pensato a quello che spiegava piero chiara (silenzio)”.

cosa?

“sono suo allievo, con lui ho intrattenuto un bel rapporto, soprattutto quando mi occupavo di politica, giocavo a biliardo e a carte”.

insomma?

“quando piero chiara lasciò la giustizia, per tranquillizzare la madre, le disse che si sarebbe occupato della compravendita dei cavalli”.

e lei?

“ecco, io per fortuna avevo qualcosa da parte e ho iniziato a scrivere per la prealpina.

il mio primo articolo l’ho dedicato alle elezioni statunitensi del 1992.

democratico o repubblicano?

non posso rispondere, sono presidente della fondazione italia-usa”.

nel 1992 era per clinton o bush sr.?

“bush”.

obama o mccain?

“mccain era un uomo troppo rigido, sarebbe stato preoccupante come presidente”.

montanelli l’ha definita un implacabile censore. 

i giornalisti la temono?

tutti. 

ed è ricorrente. 

anche perché non sbaglio mai.

mai.

è documentato dai miei articoli: solo le ‘pignolerie’ sono settecentocinquantadue.

e lì ho corretto tutti”.

chi si è offeso?

“enzo biagi si inaspriva”.

su cosa l’ha beccato?

“nel mio libro gli ho dedicato sessantotto pagine.

biagi spesso sbagliava le citazioni”.

qualche giornalista le ha mai chiesto ‘pietà’?

“un paio di giovani signore.

una volta ho sbagliato pure io e mi sono autocorretto”.

cioè?

“un giorno ho definito dionigi il piccolo come monaco sciita, con due ‘i’ e non era possibile perché gli sciiti sono arrivati un secolo e passa dopo. 

in realtà era scita, con una ‘i’ sola, arrivato dalla scizia”.

quando ha scoperto la sua dote?

“tutto deriva da mio padre quando da piccolo mi ha regalato le enciclopedie. 

ho imparato ogni cosa da solo”.

guarda i quiz televisivi?

“nel 2000 e 2001 sono stato consulente del quiz show: controllavo le domande e le risposte; per questo, da concorrente, non sono ammesso”.

ha un cognome nobile.

“oggi questo conta poco o nulla, però vengo da un’antica famiglia romana”.

e cosa le è rimasto di quella cultura?

“non me lo chiedo, ma non è un piano che mi piace, oramai il mondo è diverso”.

ha l’anello al mignolo?

“certo, lo porto ancora”.

oltre al cinema, quale altra materia?

“so tutto dello sport, ma non solo i grandi, pure il curling o le freccette”.

ha scritto “adoro invecchiare”.

“perché più si va avanti e più imparo.

e voglio avere il tempo per farlo

ancora: “umiltà e modestia sono difetti”.

“chi si definisce tale è perché ha delle gravissime pecche”.

si è mai sentito sminuito?

“all’inizio da luca goldoni.

quando non ci conoscevamo di persona ho segnalato un suo errore in un articolo sul corriere. il giorno dopo, sempre sul corriere, mi ha definito ‘topo da biblioteca’.

 anni dopo siamo diventati grandi amici”.

quanti libri ha scritto?

“dal 1992 più di trenta ma sarei potuto arrivare tranquillamente a cinquanta”

lei chi è?

“uno straordinario nonno”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

otto

diego pisati

su la prealpina 

22 febbraio 2023

presentando il docufilm biografico ‘due o tre cose che so di me’ che sarà proiettato al multisala impero di varese (miv) sabato 25 febbraio 2023

 

esistono persone eccentriche o pittoresche, poi ci sono quelle davvero originali. 

mauro della porta raffo appartiene a pieno titolo a quest’ultima categoria”.

parole di vittorio sgarbi, pronunciate dal critico d’arte, nonché sottosegretario di stato alla cultura e consigliere della regione lombardia, in ‘due o tre cose che so di me’, docufilm su mauro della porta raffo. 

diretto da gianluca mattei, verrà presentato in anteprima nazionale sabato 25 alle 10,15, ingresso libero, al miv di via bernascone. 

non sarà una semplice proiezione ma un autentico evento, organizzato dall’associazione culturale europea – irc ispra e da antonio bandirali, perché accanto al regista e al protagonista interverranno rappresentanti delle istituzioni, direttori di quotidiani e firme illustri nonché personaggi dello spettacolo. 

alla visione – la durata del filmato è di circa un’ora – seguirà il dibattito, sdoganato dal miv qualche sera fa grazie a pilar fogliati e al suo ‘romantiche’ presentato e appunto discusso con giovanni veronesi.

se nella commedia che segna il suo debutto alla regia, l’attrice si fa letteralmente in quattro, mauro della porta raffo va oltre. 

uno, nessuno, centomila e carte, a lui tanto care, mescolate in continuazione. 

sin quasi sfrontato prima dei titoli di testa, lo scrittore (e tanto altro) varesino, con il passare dei minuti, toglie la maschera o le maschere.

lo si vede, in immagini d’archivio, salire in cattedra in tv dando lezioni, sempre con un sorriso autoironico, a bruno vespa sulle elezioni negli stati uniti ma anche inquadrato, in presa diretta, durante il rito mattutino di chiedere in edicola la prealpina.

lascia ampio spazio a personaggi pubblici che ne sottolineano le doti intellettuali ma non censura la moglie, sissi pacchioni, che gli rimprovera, affettuosamente, la totale assenza di senso pratico.

il sogno americano, da lui accarezzato solo virtualmente perché negli states non ha mai messo piede, coltivato e arricchito grazie alla letteratura e al cinema va a braccetto con le dichiarazioni d’amore verso varese.

la varese com’era, ai tempi, per esempio, della libreria delle sorelle franchi, ma anche la varese com’è: corso matteotti, l’arco mera, il biffi e il bologna. 

per dirla con il vittorio gassman di ‘sono fotogenico’, mauro della porta raffo ha “qualche libro”, regala citazioni colte ma al contempo ricorda senza imbarazzo le sortite, appena maggiorenne, con amici al cinema a luci rosse di mendrisio. 

in quel canton ticino in cui da bambino ebbe una visione felliniana.

classe 1944, si è misurato con varie professioni. 

a dispetto dell’indole da artista, è stato metodico nel ruolo di giocatore, non sempre vincente. 

passione pericolosa quando varcava la soglia del casino, meno quando sfidava a carte piero chiara, peraltro suo compagno di avventure e disavventure anche a campione d’italia. 

luogo delle partite era la sede varesina del partito liberale italiano, spettatore totalmente disinteressato bruno lauzi che “ha approfittato di quei momenti per comporre le sue canzoni più belle”.

impreziosito dalla regia attenta e partecipe di gianluca mattei, altro uomo d’acqua dolce, ‘due o tre cose che so su di me’ si avvale degli interventi di ferruccio de bortoli, aldo cazzullo, marcello foa e francesco salvi.

il giornalista e saggista due volte direttore del corriere della sera fa notare come il nostro illustre concittadino appartenga alla schiera degli eruditi che non nascondono la propria erudizione. 

l’autore di ‘mussolini il capobanda’ confessa che se mauro non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

entrambi si riferiscono a quella che l’interessato chiama la sua seconda vita. 

il 1996 è l’anno di nascita di il gran pignolo, rubrica su il foglio, quotidiano diretto da giuliano ferrara.

una brillante carriera portata avanti segnalando gli errori altrui che però chi lo conosce bene sostiene lui perdoni ben più che i suoi, peraltro rari.

nel docufilm, si sfoglia, tra l’altro, l’album familiare e si apre la porta a stanze di vita quotidiana, compreso il passaggio dal barbiere, l’umbro-cubano alfio radicioni, in compagnia dell’amico memo remigi. 

sabato al miv ci saranno anche loro, insieme a tanti altri voti noti. 

troveremo il presidente della regione lombardia attilio fontana, e, per il comune di varese, il sindaco davide galimberti e l’assessore alla cultura del comune di varese enzo la forgia. 

senza dimenticare francesco salvi che chiama scherzosamente l’amico – lo sono davvero – mauro della porta accanto.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

nove

mauro della porta raffo, il mio maestro

di alfredo tocchi

il giornale d’italia

27 febbraio 2023

 

come tanti ragazzini, ho anch’io il mio mito.

“ma tu hai sessant’anni”, direte.

non importa: sono ancora vivo!

ieri, a varese, ho assistito alla proiezione del docufilm di gianluca mattei ‘due o tre cose che so di me’, che riassume in un’ora la straordinaria vita del mio mito: mdpr.

lui, mauro della porta raffo, era lì a godersi lo spettacolo, circondato dagli amici di una vita.

attaccato all’ossigeno, leggermente claudicante, ma più in forma che mai.

del resto, non è da tutti assistere in vita alla propria celebrazione!

personaggio di nicchia poco noto al di fuori del nostro piccolo mondo di confine, animatore dei salotti letterari che hanno portato a varese, al caffè zamberletti, nel centralissimo corso matteotti, oltre trecento personalità della cultura, mdpr è comunque conosciuto per la sua partecipazione a programmi culturali e a livello nazionale per la rubrica ‘pignolerie’ sul ‘foglio’ di giuliano ferrara, la presenza da bruno vespa nelle trasmissioni dedicate alle elezioni presidenziali americane (argomento che conosce come nessun altro) e forse un’apparizione al ‘maurizio costanzo show’.

fratello di silvio, poeta e raffinato traduttore di emily dickinson e molti altri, mdpr è stato avvocato, assicuratore, giocatore d’azzardo professionista, pubblicista e scrittore.

straordinari alcuni suoi racconti brevi, superlativi gli scritti sulle elezioni americane (ricchissimi di spiegazioni giuridiche ma soprattutto di aneddoti sui candidati), incredibile il suo ‘dizionario enciclopedico’ (giunto oggi a oltre cinquemila pagine), presentato alla camera dei deputati e acquisito nella prima versione cartacea dalla biblioteca del parlamento.

eppure, questa descrizione non coglie che dettagli della personalità di quest’uomo incredibile, non svela il motivo per cui tutti, proprio tutti, dovrebbero assistere in religioso silenzio alla proiezione di ‘due o tre cose che so di me’, e iniziare una seria riflessione sulla propria vita.

in primo luogo, se è vero che l’originalità è il tratto distintivo dell’arte contemporanea, la vita di mdpr è pura arte.

all’età di cinquant’anni, quando molti di noi sopraffatti dalla routine non riescono che a sopravvivere, lui è stato capace di reinventarsi.

partendo dal fil rouge che era stato la lettura, è diventato un savant coltissimo, dai molteplici interessi, che sa tutto delle materie che ama e studia, siano esse il pugilato, il tennis, il ciclismo, le elezioni americane o le biografie di personaggi famosi o meno.

dotato (come suo fratello silvio) di una memoria sovrumana, tutto ricorda, proprio tutto!

lontano anni luce dallo stereotipo dell’intellettuale topo di biblioteca, mdpr ha una carica di umanità esplosiva, dirompente, che gli consente di cogliere quelle sfumature che fanno unica la personalità di ciascuno di noi.

spiritosissimo, arguto ma mai sarcastico, capace di battute fulminanti e illuminanti, quest’uomo ha passato per un decennio le sue serate al casinò e ne ha tratto un insegnamento sulla natura umana.

non per nulla, è stato amico fraterno (e compagno di partito, il vecchio pli) di piero chiara, con cui faceva interminabili partite a scopa.

il casinò, le bische, le sale di biliardo…

scuole di vita, luoghi dove uno scrittore attento può trarre il materiale per mille racconti, per mille personaggi.

luoghi dove l’umanità si svela e si rivela.

magnifiche le poche frasi a commento dei viaggi serali da varese a campione d’italia (al volante di una iso rivolta, quasi a significare che tutto quel mondo non esiste più: oggi si guida un’automobile elettrica e si gioca a poker dal tavolo di casa, anche il gioco d’azzardo è diventato una prigionia domiciliare come lo smart working!).

indimenticabile l’immagine di un mdpr cinquantenne che straccia in sedici frammenti la propria carta d’identità per privarsi della possibilità di entrare al casinò, dove ormai più che altro perdeva.

da quella notte, in cui il giocatore professionista si è tramutato in savant, ha fatto suo l’insegnamento di solgenitsin:

“poiché il suo corpo è condannato a morte, il suo compito sulla terra evidentemente deve essere più spirituale: non un totale accaparramento di beni nella vita quotidiana, non la ricerca di modi migliori per ottenere beni materiali e quindi non la spensieratezza con il loro consumo.

la vita deve invece essere il compimento di una riflessione costante e seria in modo che il nostro viaggio nel tempo possa essere soprattutto un’esperienza di crescita morale, per diventare esseri umani migliori”.

alexander solgenitsin, discorso di harvard, 8 giugno 1978.

con gli occhi lucidi, stavo lasciando la sala del cinema quando lui mi ha chiamato: “non vieni a stringermi la mano?”.

“maestro, non sum dignus.

così, davanti a tutti, rivelare che io ti voglio bene e sei il mio mito.

abbracciarti facendo attenzione al tubicino dell’ossigeno per non farti male, fissare i tuoi occhi azzurri felici, occhi di un uomo che ha affrontato la vita a modo suo e – giustamente, senza falsa modestia – si celebra e viene celebrato.

da anni ricevo i tuoi sms e ne sono onorato.

ho imparato la tua lezione ma non so metterla in pratica.

studiare, leggere, restare curiosi, sfidare la legge della natura che ci vuole mortali, continuare fino alla fine, fino all’ultimo respiro a imparare, perché soltanto così, a dio piacendo (tu sei credente, un altro vantaggio che hai su di me), chiuderemo gli occhi sicuri di avere onorato la vita e noi stessi, sicuri di essere diventati esseri umani migliori”.

tutte queste cose avrei voluto dirgli, ma in molti premevano per salutarlo, per stringergli la mano…

una stretta veloce e poi via, verso casa, verso il lago.

non sarò mai un giocatore d’azzardo, non giocherò mai a scopa con piero chiara, in tv non avrei nulla da dire.

ma leggo, scrivo…

fino all’ultimo istante è possibile imparare, migliorarsi e mantenere il gusto della battuta.

anche se siamo soltanto hardware destinato alla discarica.

anche se la nostra vita terrena non è altro che un fuoco d’artificio in una lunga notte buia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dieci

diego pisati 

sulla prealpina 

2 aprile 2023

 

‘di nuovo da bruno vespa’ 

 

martedì 4, in seconda serata su rai uno, rivedremo mauro della porta raffo a ‘porta a porta’.

non in studio ma in collegamento dall’abitazione nel cuore di varese. 

invitato a dire la sua sul ‘caso trump-daniels’ in qualità di massimo esperto (è anche presidente onorario della prestigiosa fondazione italia usa) delle questioni politico/istituzionali americane.

 

“bruno vespa mi ha chiamato per la prima volta nel 2004 e a seguire sempre ogni qual volta, secondo legge, ‘il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bistestile’ e spesso anche in occasione delle mid term elections, negli stati uniti d’america si è votato. 

ci lega una stima consolidata nel tempo. 

in questa occasione, non trattandosi di primarie o di elezioni, ho il sospetto che mi si chieda un parere principalmente perché vengo ritenuto l’unico sostenitore dichiarato di donald trump nel nostro paese”.

 

e lo è davvero?

“in realtà, nel 2020, inizialmente, la mia simpatia era per il candidato allora in predicato d’essere scelto (e poi non sceso nell’agone) dal partito libertariano, justin amash.

in italia l’attenzione è riservata alla sfida tra democratici e repubblicani ma ai blocchi di partenza per le presidenziali si presentano in mille. 

certo poi tra donald trump e joe biden non avrei avuto dubbi su chi scegliere”.

 

i magistrati lo accusano di avere comprato il silenzio della pornostar stormy daniels durante la campagna presidenziale del 2016. 

questo cambia la sua opinione di lui?

“assolutamente, no. 

lo giudico innocente ma anche fosse colpevole, la questione politicamente è totalmente ininfluente. 

non dimentichiamo poi che negli stati uniti ci si può candidare anche, perfino, dal carcere. 

nel 1920 lo fece eugene victor debs, del partito socialista con trascorsi socialdemocratici”.

 

ma debs, tra i fondatori del sindacato ‘industrial workers of the world’, in galera finì per propaganda contro la guerra. 

non proprio la stessa cosa…

“inquadriamo il contesto storico, era il 1918, gli stati uniti erano in guerra dall’aprile del precedente 1917 e chiedeva alla gente di non arruolarsi.

lo condannarono a dieci anni. 

fu votato comunque da quasi un milione di persone, pari al tre e quattro per cento. 

nonostante le pessime condizioni di salute, si vide rifiutare da woodrow wilson quella grazia poi concessagli l’anno dopo da warren gamaliel harding. 

vorrei fare notare che il primo era democratico e il secondo repubblicano”.

 

il solito teorema per cui i governi di sinistra fanno cose di destra?

“sostengo da sempre che la storia, con la esse maiuscola, sia spesso se non sempre smentita dalle storie, con l’iniziale minuscola. 

chi ha abolito la schiavitù in america?

abraham lincoln, un repubblicano. 

come chi, poi, earl warren, alla guida della corte suprema anni cinquanta del novecento, ha aperto le scuole e i trasporti ai neri e alle minoranze in generale. 

ed evito di aprire la pagina relativa ai governatori democratici segregazionisti ai vertici degli stati del sud fino addirittura ai settanta del trascorso secolo.

il nome di george wallace dice qualcosa?”

 

il suo pensiero sul razzismo?

“lo detesto. 

prenderei a calci i razzisti di destra usualmente per di più volgari, ma non sopporto neppure quelli di sinistra, artefici di una sorta di razzismo al contrario che si concretizza nel ‘lo voto perché è nero’.

dino risi affermava che il dannato problema sarà definitivamente superato solo quando potremo dare senza sensi di colpa dell’imbecille a un nero se realmente imbecille. 

sottoscrivo”.

 

tornando a trump, davvero la vita privata di un uomo alla guida di un paese riguarda solo lui?

quando da noi scoppiò lo scandalo olgettine, c’era chi lo liquidava dicendo che in fondo a casa propria ognuno fa come gli pare. 

si pone sulla stessa linea?

“era il periodo in cui ‘il foglio’ aveva creato per me la famosa rubrica ‘pignolerie’. 

appena si incominciò a parlare di certe feste ad arcore, scrissi – e il direttore giuliano ferrara, benché vicino al premier, pubblicò senza tagli o correzioni – che silvio berlusconi avrebbe fatto bene a raccontare la verità. 

ancora una volta ci aiuta l’archivio usa dal quale traevo riferimento.

correva l’anno 1884, grover cleveland, candidato democratico, era oggetto di una dura campagna repubblicana che puntava a dimostrarne l’inaffidabilità per la condotta libertina. 

convocò una conferenza stampa in cui dichiarò semplicemente che ciò che dicevano di lui era tutto vero e che non vedeva cosa potesse incidere sulla sua capacità amministrativa. 

è sua la frase ‘gli americani sanno bene di non avere eletto un eunuco!’

ebbene, vinse”.

come spiega in ‘due o tre cose che so di me’, il docufilm girato da gianluca mattei, tra l’altro con immagini di ‘porta a porta’, lei negli usa non è mai stato fisicamente ma ci è stato spessissimo grazie alla letteratura e al cinema. 

quali film permettono di capire meglio casa bianca e dintorni?

“tanti. 

in vetta metterei ‘l’amaro sapore del potere’ di franklin schaffner.

seguito, in ordine sparso, da ‘tempesta su washington’ per la regia di otto preminger, ‘il candidato’ con un giovane robert redford, scritto da jeremy larner che aveva le mani in pasta essendo lo speechwriter di hubert humphrey, e ‘ciao giulia, sono kevin’ che è una simpatica commedia.

utili soprattutto per comprendere cosa accade prima o durante la corsa presidenziale interna ai partiti, come si scelgono i candidati più o meno adatti o consapevoli, il peso e le responsabilità dei vertici e chi scrive i discorsi assai raramente farina del loro sacco”.

 

restando in tema, c’è chi dice che trump parli in un modo che può indisporre i giudici?

“premesso che giudicando del linguaggio e dei riferimenti nei comizi e delle dichiarazioni si fa costantemente l’errore di non considerare a chi sono rivolti e cioè ai propri elettori (ovviamente anche potenziali), non certamente agli oppositori o ai critici la cui opinione – che sarà inevitabilmente condivisa da persone avverse che nessuno pensa di convincere (insomma, la critica a donal trump del ‘new york times’ verrà letta e ritenuta  valida dai fruitori di quel quotidiano e non da altri, un circolo vizioso) – non importa, chi lo afferma non comprende che, pressappoco alla stessa stregua, un conto è il linguaggio che si usa in un comizio o in tv, un altro quello scelto e giusto per un processo e che tale differenza è certamente ben nota al tycoon”.

   
     
     

 

 

 

 

 

 

undici

domenica 11 febbraio 2024

intervista concessa a

michela iaccarino

il fatto quotidiano

mauro della porta raffo: “roosevelt, come joe: morì dopo lo sforzo di jalta”

 

“il procuratore hur, dal punto di vista giudiziario, assolve biden.

ma in realtà gli tira una legnata: lo fa apparire come una persona estremamente fragile, sull’orlo della demenza senile.

lo dipinge come uno smemorato che non ricorda la data di morte del figlio o quella d’entrata in carica alla vicepresidenza”.

 

mauro della porta raffo ha una conoscenza enciclopedica della storia statunitense di cui si occupa quotidianamente sul sito della fondazione italia-usa, della quale è presidente onorario.

“hur è un repubblicano” continua.

“e quelli che hanno messo sotto inchiesta trump, spesso, erano dei democratici.

ricordiamo sempre che gli inquisitori vengono da partiti politici.

e che questo è il gioco, quindi prendiamolo come tale”.

 

biden ha detto che il presidente egiziano al-sisi è messicano.

“spericolato, a volte fa tenerezza, ma vuole ricandidarsi.

qualcuno ha provato a fermarlo come david axelrod, consigliere di obama, che tre mesi fa gli ha detto che si ricandidava per egoismo, per se stesso, non per il partito.

il candidato inamovibile dei dem usa è in queste condizioni psicofisiche.

dall’altra parte c’è un candidato che pochi ritengono presentabile.

e se biden ha 81 anni, trump non è un ragazzino.

nikki halley ha proposto di fare un check up per verificare le capacità degli ultra 75enni che aspirano alla presidenza: lei avrebbe la possibilità di defenestrare biden, ma non riesce a scalzare trump dal ruolo di candidato per come è organizzato il sistema elettorale usa.

comunque, negli ultimi mesi del mandato versava in gravissime condizioni di salute anche woodrow wilson.

pure franklin delano roosevelt, che nel 1945 è in carica per la quarta volta, va a jalta e, anche per lo sforzo, dopo poco muore.

un odio personale così viscerale tra i candidati invece si è visto già nel 1824 e poi nel 1828, tra john quincy adams e andrew jackson.

come oggi si dice, più o meno, per biden – tenetelo a casa, che se va in giro a parlare, perdiamo – nel 1920, chiedeva anche un senatore del partito di warren harding.

poi però harding vinse.

quello che voglio significare è che nella storia usa tutto è già successo.

anche sulla vicenda giudiziaria di trump, che, si afferma, se condannato non può candidarsi: sempre nel 1920 il socialista eugene debs era in galera quando alle elezioni prese un milione di voti”.

 

le accuse di demenza senile gravano sullo scontro?

“assolutamente sì.

biden viene indebolito, trump rafforzato.

per il lattaio dell’ohio e per la casalinga dell’idaho trump è un perseguitato”.

 

i repubblicani invocano il 25° emendamento contro biden

“la vicepresidente dovrebbe raccogliere la maggioranza delle adesioni dei membri del governo e dichiararlo non idoneo, procedura complicatissima mai usata finora contro un capo dello stato.

la soluzione logica per i dem è cercare un candidato alternativo”.

 

tra i dem chi può sostituire lo ‘smemorato’?

“il partito democratico è dominato dai vecchi: nancy pelosi è più anziana di biden, sanders è nato prima dell’attacco a pearl harbour.

i giovani sono latitanti.

torniamo al 1992: nessuno dei dem voleva candidarsi contro bush padre, che si diceva avrebbe vinto contro chiunque.

uno sconosciuto governatore di un stato periferico, l’arkansas, si candida: parlo del futuro presidente clinton.

potrebbe venir fuori quello che nel gergo delle corse di cavalli si chiama dark horse, ‘il cavallo nero’, che vince a sorpresa contro il favorito.

può succedere, perché è già successo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

dodici

martedì 16 aprile 2024

intervista concessa a flavio vanetti

pubblicata dal

corriere della sera

“da enzo biagi a ferrara

smaschero gli errori di tutti ho una memoria prodigiosa che sfruttavo nelle bische”

 

il 17 aprile, seguendo il suo personale calendario “e ricordando che in quella data nel 1961 iniziò l’invasione della baia dei porci, mentre nel 1967 nino benvenuti conquistò il suo primo titolo iridato nella boxe”, mauro della porta raffo compirà non ottant’anni ma ventinovemiladuecentoventi giorni di vita.

“ho calcolato che il 6 giugno 2026 festeggerò i trentamila, a dio piacendo.

vado per giorni, non capisco perché procedere per anni e mesi” sottolinea il gran pignolo, personaggio magari divisivo ma originale.

allacciate le cinture: mdpr quello che pensa, dice.

da uno a cento, quanto è egocentrico?

“io sono cosciente: è diverso.

il megalomane e il narciso vedono sé stessi in modo esagerato, mentre io sono consapevole di quello che sono: escludendo chimica, matematica e medicina, delle quali peraltro conosco la storia, so veramente tutto”.

ha scritto una scheda biografica di settantacinque pagine.

“l’ho fatta rifare da simone furfaro, bravissimo ricercatore di genova: lo conobbi quando gli chiesi di portare un fiore sulla tomba della moglie di oscar wilde, sepolta a staglieno.

si sviluppa a mo’ di racconto, è in minuscolo e senza punteggiatura, andando a capo raramente: credo nel flusso continuo narrativo”.

c’è poi ‘dalla parte di esaù’: per ora sono ‘solo novecentoottanta pagine.

“ci sono miei articoli e interventi di amici”.

perché esaù?

perché ha venduto la primogenitura per un piatto di lenticchie ed è visto male.

ma a me le lenticchie piacciono…

inoltre non mi va di stare con i vincenti.

anni fa pubblicai la rivista ‘dissensi e discordanze’, ecco, sono sempre dall’altra parte.
come esaù”.

a scuola come andava?

“malissimo: rimandato varie volte e pure giustamente bocciato. studiavo altro: mia madre mi aveva già insegnato a leggere e scrivere, il resto l’ho imparato extra scuola. comunque nei compiti in classe davano tre titoli di temi: li svolgevo tutti, uno lo tenevo e gli altri li vendevo ai compagni”.

il 30 gennaio 1996 nasce ‘il foglio’.

e lei… lo corregge.

“c’erano errori nelle corrispondenze dagli usa.

per fax inviavo le rettifiche e con mia sorpresa uscivano.

la faccio breve: di rientro da una vacanza a praia a mare, dove il giornale non arrivava, scoprii che giuliano ferrara non aveva più messo nulla.

gli scrissi che mi aveva tradito e gli diedi dell’ignorante.

mi stupì di nuovo: nel primo numero utile titolò ‘un lettore denuncia la pochezza della stampa italiana’.

pubblicò pure gli insulti e commentò: ‘lei merita una rubrica’.

accettai.

giuliano diventò poi direttore di panorama e mi affidò uno spazio per fare le pulci a l’espresso.

lo chiamammo ‘the other place’, come fanno cambridge ed oxford che non si citano mai”.

il gran pignolo, infine, sbarcò in tv.

“onofrio pirrotta su raitre aveva creato ‘e’ la stampa, bellezza’, correggevo errori di storia, letteratura, cinema.

enzo biagi sbagliava quasi tutte le citazioni: in un libro ho dedicato sessantotto pagine ai suoi svarioni”.

piero chiara, un amico del cui ricordo ora è la ‘vestale’.

“mio padre dirigeva l’ente provinciale turistico.

creò un comitato di saggi, c’era pure chiara.

a sedici anni mi iscrissi alla gioventù liberale e nella sede del pli trovai lui.

era segretario ma non lo diceva perché temeva il sabotaggio della nomenclatura sinistrorsa che gestiva i premi letterari”.

si narra di interminabili partite a carte.

“di scopa a due, nella sede del pli.

piero arrivava con appunti scritti nella notte su bigliettini: li dava a gigliola, la segretaria, e cominciavamo a giocare su un tavolaccio giallo.

a fianco, su un divano sgangherato, c’era bruno lauzi che componeva.

nel 1976 i rapporti si guastarono perché non volevo ricandidarmi alla camera.

ci riavvicinammo quando il tumore l’aveva già colpito: era convinto di farcela, ma purtroppo non andò così”.

si è dato al gioco d’azzardo.

“mi laureai in giurisprudenza, però non volevo fare l’avvocato.

diventai giocatore nei casinò, ai cavalli, nelle bische, evitando solo i bari.

mi ricordo le carte che escono, a briscola non ho mai perso.

il poker? giocato poco: non sopporto il bluff.

nel 1981 decisi di smettere.

nel 1995 tornai nei luoghi frequentati per un documentario.

ritrovai le stesse persone e chi mi conosceva mi chiese: “ma non eri morto?”

non è previsto che uno la pianti lì”.

sostiene che da gallarate in giù pensano solo a lavorare, mentre a varese e nel nord della provincia nascono comici e artisti.

“nel varesotto ci sono il saronnese, la zona di busto, il gallaratese: è tutt’altra roba.

ce l’hanno con i varesini perché noi della parte settentrionale ci siamo sempre divertiti.

e lo dico anche se sono nato a roma: ma sono qui dal 1946”.

lei ha una passione per la rivoluzione messicana.

“altro che: centodiciotto anni di guerre, mi affascinano i personaggi.

pancho villa o emiliano zapata?

mi sento più vicino a zapata, vero rivoluzionario: voleva tornare a un sistema che nel suo stato, il morelos, aveva funzionato”.

è attratto dalle rivoluzioni, però è un conservatore.

“cito walt whitman: ‘ci sono contraddizioni in me: certo sono immenso, contengo moltitudini’.

io sono un anarchico di destra”.

è vero che non è mai stato negli usa?

“verissimo. e non parlo nemmeno inglese”.

come può allora essere il massimo esperto degli stati uniti?

“nessuno conosce come me gli usa dal punto di vista storico e istituzionale, bruno vespa di recente l’ha ricordato.

ogni giorno scrivo articoli – in italiano – sia per ‘the science of where magazine’ sia per la fondazione italia-usa, della quale sono presidente onorario”.

perché non va oltre atlantico?

“non vedo perché dovrei farlo.

gli stati uniti sono in una situazione pietosa: come nel film grand canyon, se sbagli strada rischi la pelle perché finisci nelle grinfie dei teppisti.

dicano quello che vogliono, ma è una società che non funziona.

però sono attirato dalla complessità del paese: gli usa sono tutto e il suo contrario”.

sembra che stiano perdendo il controllo del mondo.

“l’egemonia americana è durata poco.

nel 1954 eisenhower commise l’errore catastrofico di invadere il guatemala di guzman, ex militare ma uomo di riforme

guzman fuggì, però ispirò che guevara: ‘quello che gli è capitato prova che gli usa sono il male’.

poi nel 1961 tito organizzò la conferenza in cui nacque la realtà dei paesi non allineati: ecco fatta l’alternativa”.

biden o trump?

“nessuno dei due.

speravo che si candidasse justin amash per il partito libertariano, un arabo-americano uscito dai repubblicani.

ma non ha accettato, anche perché democratici e repubblicani da sempre fanno in modo di non avere intrusi tra i piedi”.

qual è il suo presidente preferito?

“sono repubblicano, ma nella politica interna il più grande è stato un democratico: lyndon johnson.

l’ho fatto aggiungere, in una vignetta, al complesso scultoreo nella roccia del mount rushmore dove figura pure theodore roosevelt, per me il migliore sul fronte estero.

fu il primo americano a vincere il nobel per la pace: nonostante la politica del ‘nodoso bastone’, trattò per la fine della guerra tra giapponesi e russi”.

ha pubblicato più di trenta libri: ce n’è uno di altro scrittore che vorrebbe fosse stato suo?

“il mio ispiratore è alberto savinio, pseudonimo di andrea francesco alberto de chirico, fratello di giorgio e a sua volta anche pittore.

la nuova enciclopedia è un capolavoro.

savinio parte citando arthur schopenhauer: ‘sono così scontento delle enciclopedie che me ne sono fatta una’”.

la sua famiglia, dalle nobili radici, ha avuto il codice leicester, o codice hammer, di leonardo.

ora è di bill gates.

“era di guglielmo della porta dal 1537.

mia figlia, che parla inglese, ha l’incarico di scrivere a gates e di farlo tornare”.

mauro della porta raffo non ha mai sbagliato?

“una sola volta: in una pignoleria scrissi che dionigi il piccolo era un monaco ‘sciita’.

invece era ‘scita’, cioè originario della scizia.

fu io a rimediare: il giovedì seguente il titolo fu ‘il gran pignolo corregge sé stesso’.

più in generale, ne ho combinate di tutti i colori e qualche nemico me lo sono fatto.

a volte mi sono ‘sgridato’: ho commesso tanti errori, ma alcuni li ripeterei”.

 

 

 

 

 

 

 

 

tredici

17 aprile 2024

non abbiamo salvato l’italia dal suo futuro

intervista di diego pisati

per la prealpina

per i suoi primi ottant’anni (li compie oggi, mercoledì 17 aprile) mauro della porta raffo, nella casa nel cuore di varese, regala questa riflessione.

 

– giorgio gaber cantava la mia generazione ha perso, non è che a una certa età, più che saggi, si diventa pessimisti?

“si tracciano più bilanci.

la mia è una considerazione oggettiva, indipendente dal passare del tempo che non mi spaventa.

– a pronunciarlo per intero, il suo nome sembra uscito dal film il conte max.

c’è qualcuno che la chiama così: mauro maria romano della porta rodiani carrara raffo dei bontemps de montreuil dei pfyffer von altishofen di casa savelli?

“in effetti un po’ lungo, benché, assicuro, riduttivo.

c’è chi sceglie gran pignolo.

pietrangelo buttafuoco mi ha ribattezzato mauro della porta accanto”.

– per alcuni lei è un americano a varese.

“in comune con nando moriconi ho solo il luogo di nascita e il non essere mai stato negli stati uniti.

dunque è un errore, come lo è considerarmi un americanista”.
– eppure bruno vespa ha dichiarato che senza di lei l’america non sarebbe stata scoperta e il mondo si sarebbe fermato al settembre 1492

“vero, intendo vero che l’ha detto.

è dal 2004 che, mid term elections incluse, mi chiama a porta a porta in occasione delle elezioni.

e, restando in tema, sono presidente onorario della fondazione italia usa.

però il mio interesse per gli stati uniti non è nato per la politica.

– no?

da quale delle sue altre grandi passioni?

cinema o letteratura?

“non da un’arte in generale ma da un singolo pittore, edward hopper, gigante assoluto.
certo poi è arrivato l’amore per cinema, letteratura e musica.

peccato siano tutte arti morte”

– e quando sarebbe successo?

“alla dipartita di pablo picasso, john ford, ernest hemingway e louis armstrong”.
– vittorio sgarbi la definisce un’enciclopedia vivente.

a cosa si deve?

“a un’ottima famiglia.

di mio padre si sa molto, compreso ciò che ha fatto per varese ma anche mia madre era eccezionale

in corso matteotti c’era la libreria delle sorelle franchi.

lei si presentò dicendo: ‘quando viene mio figlio, lasciategli prendere ciò che vuole, a fine mese passo a pagare’.

questo mi ha permesso di leggere tantissimi libri.

la memoria di ferro fa il resto.

in più, fagocitando un giudizio dell’amica tenconi, ho una visione globale”.

– perché da roma a varese?

“i genitori di mia madre abitavano in valmorea.

venni con lei in aereo nell’estate del 1946.

si accorse che il posto di direttore dell’ente provinciale per il turismo era scoperto.
avvertì mio padre che lasciò l’ept di catania, città troppo calda per i nostri gusti”.
– il suo film preferito?

“la famiglia, di ettore scola anche perché girato in una casa romana simile a quella dei miei nonni paterni.

pensare che scola è stato l’unico a declinare l’invito al mio salotto da zamberletti, dove ho avuto trecento ospiti.

non ne poteva più di celebrazioni ed era seccato perché non riusciva a trovare finanziatori per nuovi film.

più complesso il caso di monicelli.

disse sì ma poi, piuttosto che venire, si suicidò”.

– risposta cinica alla monicelli.

autorizza a chiederle se i destinatari dei suoi whatsapp di approfondimento sono felici di leggerla a ogni ora del giorno e della notte?

“temo di no, almeno in diretta ma, come ho fatto con l’amico memo remigi che si è moderatamente lamentato, consiglio di azzerare la suoneria rinviando la lettura al momento quotidiano d’obbligo di riflessione”.

– si vanta di non avere mai detto una parolaccia.

ma, quando stravinceva o perdeva pesantemente a carte con il suo amico piero chiara, cosa esclamava?

“accipicchia, perdirindidina.

forse una volta mi è scappato un satanasso!

forse”.