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'Gregoriano'

Leggi ‘gregoriano’ e pensi alla Riforma del calendario (tuttora operante e necessariamente conseguente a quella, imprecisa, di Giulio Cesare del 45 avanti Cristo, ‘l’anno della confusione’) attuata nel 1582 da papa Gregorio XIII (Ugo Boncompagni).
Se hai una qualche cognizione musicale e o religiosa, invece, ti sovviene del canto liturgico chiesastico in cotal modo denominato in ragione del fatto che fu san Gregorio Magno a codificarlo.
Ma, a ben guardare, ‘gregoriano’ ha anche e almeno un terzo e un quarto significato.
Il terzo, ove si faccia riferimento al ‘Dictatus Papae’ scritto da Ildebrando di Soana, papa Gregorio VII.
L’ultimo (ne siamo certi?), se il pensiero va al Trattato ‘Forma dictandi’ scritto da Alberto di Morra (papa Gregorio VIII).
Semplificando per ragioni di spazio – e non mi stancherò mai di ripetere che ogni semplificazione è brutale, obbligatoriamente ‘tranchant’ e infine per qualche verso perfino deviante – e rinviando a quanto in merito ho altrove vergato, il ‘Dictatus Papae’ appunto ‘detta’ i ventisette assiomi che fissano (non ‘fissavano’, come molti vorrebbero!) i fondamenti, a ripetizione traditi da gran parte dei successori di Pio XII Eugenio Pacelli, del primato del sommo pontefice romano.
Il quarto significato quando si guardi al complesso di norme e modelli – per non pochi ampollosi ma sostanziali quando si ricordi che “la forma è sostanza” – che oggi ancora, a distanza di ottocento e passa anni, regola la costruzione delle scritture, delle comunicazioni e delle orazioni pubbliche delle autorità (in genere, avendo trovato e trovando successo e imitazione il modello bene al di fuori – in uffici, cancellerie, ministeri, tribunali… – dell’ambito chiesastico).
Tutto questo detto, resta un profondo rammarico.
Non abbiamo infatti nessun atto o determinazione ‘gregoriani’ opera di papa Gregorio XVII.
Chiunque sappia di storia sa bene che il vescovo di Roma ora citato non esiste.
È quello di Gregorio XVII – si dice, si afferma mentre non pochi dubitano, smentiscono – il nome che avrebbe scelto il cardinale Giuseppe Siri se eletto (lo fu e rifiutò?) nel Conclave seguente la dipartita di papa Pacelli.
Gregorio, ovviamente viste le sue posizioni dottrinali e l’impronta, proprio con riferimento ai due ultimi Gregorio – in specie al Soana – costa’, prima del XVII citati, e pertanto ai principi, ai cardini, ai fondamenti stessi della Chiesa.
Eletto (o avesse accettato la carica), Giuseppe Siri la Storia del mondo sarebbe stata ben diversa.
Opposta addirittura!
Mai, difatti – ed è considerazione definitiva – avrebbe indetto l’universalmente devastante Concilio Vaticano II.
Non era forse proprio Siri colui che si opponeva con forza al tentativo di ‘democratizzare’ la Chiesa e di ridurre il Cristianesimo a una ‘favola morale’?
Cosa orribilmente avvenuta!

Mauro della Porta Raffo