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E’ l’Ottobre del 2006, leggo sulla Gazzetta dello Sport che Michael Jordan, il più forte giocatore di basket di tutti i tempi, farà la sua comparsa a Milano in occasione del Jordan camp under 16.

Devo assolutamente esserci per poterlo fotografare!

Ecco il fatidico giorno, siamo in tanti fotografi ad aspettarlo, ma, non si capisce per quale motivo, ci assiepano come bestie da macello in uno spazio angusto,  e, come se non bastasse, abbiamo un muro di body guard di colore alte più di due metri che ci  oscurano completamente la visuale.

Passa il tempo, la tensione cresce.

Io tra l’altro sono l’unico che ha portato una macchina fotografica a pellicola, un 6×6 e per giunta con un ottica fissa: un grandangolo.

Gli altri hanno macchine digitali moderne, con lunghi teleobiettivi.

Se le cose andranno come si prospettano, Michael Jordan nel mio fotogramma sarà un piccolo puntino.

Ad un tratto si leva un boato, Jordan fa il suo ingresso, ma noi non vediamo nulla.

La tensione sale alle stelle, siamo tutti imbestialiti.

Siamo lì per fotografarlo.

Ad un tratto, uno scavalca le transenne e corre verso il centro del campo.

La security ha un attimo di smarrimento, poi non sapendo cosa fare cerca di bloccare il fuggitivo.

E’ l’occasione che aspettavamo.

Invasione di massa.

Ora sono a circa tre metri circa dal mio mito!

La situazione ottimale per l’attrezzatura che ho portato.

Voglio esagerare, faccio ancora un passo avanti, ma una serie di gomitate nello stomaco mi fanno cambiare idea.

Guardo il grosso nero che mi sta menando senza posa e gli faccio segno di fermarsi.

Ho capito!

Non varcherò quel limite!

Inquadro, ma come spesso succede nei momenti topici il flash non scatta.

Mi mangerei le mani.

Avere  Michael Jordan così vicino e non riuscire a fotografarlo mi fa impazzire.

In una frazione di secondo provo a rinfilare il cavo del sincro flash.

Ma l’occasione sembra persa.

Jordan se ne sta andando…

Poi, miracolosamente, fa inversione.

Mi sta venendo incontro.

L’uscita è da questa parte!

Inquadro.

E’ vicinissimo.

Alza la manona per salutare la folla.

E’ questo lo scatto…. lo sento!

Clack.

Vedo la luce del flash.

Un sospiro di sollievo.

E’ andata!

Non sto più nella pelle.

Ho il mio trofeo, quello da portare a casa!

Alberto Bortoluzzi

Michael Jordan (fotografia di Alberto Bortoluzzi)
Michael Jordan (fotografia di Alberto Bortoluzzi)